
Aveva annunciato un grossissimo colpo di mercato, il buon Suleiman Al Fahim, e così è stato! Robson De Souza, in arte Robinho, è il primo favoloso colpo della sua gestione. Il fantastico centrocampista d'attacco lascia il Real Madrid per giocare i prossimi 4 anni, alla ragguardevole cifra di 120mila £ la settimana, al City Of Manchester Stadium per il sollazzo di tifosi finora abituati a delirare per giocatori ben più modesti di lui.
E' la vita, amici: il caviale del Volga al posto di pane e cipolle, Joey Barton e le sue mattane in campo e fuori sono ormai un ben triste ricordo perché Dio dev'essersi finalmente ricordato che ci siamo anche noi, poveri Citizens, nel calcio che conta!
L'emiro di Abu Dhabi, in quattro e quatttr'otto, ha letteralmente strappato Robinho dalle grinfie del magnate della Siberia Roman Abramovich versando al suo omologo madrileno Calderòn ben 32,4 ml £.
Si compone così, agli ordini di un estasiato Mark Hughes, un delizioso trio di fantasisti brasiliani tutti originari dello stato di San Paolo. Un trio che promette sfracelli, amici Citizens!
Elano, Jo e Robinho, infatti, saranno il fulcro del nuovo City che va a sfidare nella lotta al vertice i club mammasantissima della Premier League.
Non siamo più poveri e francamente non me ne dispiace, anche se ricevo attestati quotidiani di malcelata invidia per il nuovo corso societario da parte di tifosi di altri club.
Vedrai, mi scrivono altezzosi, voi Blues diventerete un club più odiato persino del Chelsea!
A loro rispondo così.
Nel calcio-industria di oggi bisogna possedere le sinergie giuste per primeggiare, e il club delle Eastlands, con buona pace di chi non vuole o non sa adeguarsi alle novità del calcio professionistico, questi requisiti li ha!
Abbiamo, nell'ordine:
1) la rosa di giocatori più giovane di tutta la Premier League (età media: 22,7 anni!)
2) un vivaio inesauribile creato praticamente dal nulla dieci anni fa dallo straordinario Jim Cassell,
3) un pubblico noto per la sua proverbiale correttezza e quinto in Inghilterra per numero di tifosi che vanno allo stadio,
4) uno stadio moderno con 48mila posti a sedere, tutti numerati, a pochi passi dal centro di Manchester, concesso in uso gratuito dal comune ma non ancora di proprietà del nostro board. Considerando che la zona in cui sorge è abbastanza vicina al centro cittadino ed è un'area per ora deserta ma completamente edificabile, si capisce come possa fare gola ad Al Fahim e ai suoi soci dell'Abu Dhabi United Group comprare il Man City! Gli arabi vogliono e soprattutto possono (altrimenti, al loro posto, ci avrebbe pensato Shinawatra!) ripetere l'operazione che altri in Premier League, cioè l'Arsenal, hanno escogitato pochi anni fa. Essere i nuovi proprietari della vastissima area che circonda il nostro stadio significa condurre un'operazione immobiliare di frazionamento in più quote rivendibili a piccoli proprietari di ville signorili.
Esattamente quel che è successo nel Nord di Londra dove l'audace CEO David Dean e il board dei Gunners si sono riempiti le tasche edificando e vendendo un intero quartiere di villette a schiera attorno al nuovissimo e stupendo impianto dell'Emirates Stadium.
5) un manager giovane, ambizioso e fra i più preparati della Premier League.
6) un azionista, Thaksin Shinawatra, proprietario in Asia (il mercato più promettente al mondo) di una catena di ipermercati di oggettistica griffata del calcio professionistico mondiale.
7) un CEO che, nella sua vita, è stato numero uno europeo della NIKE, una delle più prestigiose multinazionali dello sport mondiale.
Se a tutte queste mie considerazioni aggiungiamo come una recente inchiesta del prestigioso quotidiano Times sulla qualità della vita nel Regno Unito vede Manchester e la sua regione, il Lancashire, secondi solo a Sutton, caratteristico sobborgo a nord della capitale, mi sembra di aver detto abbastanza, no?
Infine una considerazione: saremo meno simpatici noi Blues adesso che questo Paperon dei Paperoni arabo ci ha comprato?
Lee Scottdale, amico e fantastico supporter proveniente dallo Yorkshire, è l'inventore del primo e mitico Inflatable (NdR: oggetto gonfiabile) mai entrato in uno stadio britannico. Per la cronaca si trattava di un enorme alligatore e questo capotifoso lo portò con sè nella vicinissima Hull in occasione di un match di FA Cup della fine degli Anni Ottanta. Per quale motivo? Beh, Hull è un posto ventosissimo sul mare con un porticciolo dove i pescatori prendono difficilmente il largo a causa delle correnti pericolose. L'alligatore gonfiabile nella curva degli ospiti del piccolo stadio dei Tigers era un messaggio subliminale che alludeva a una certa loro codardia? Pare di sì, anche se quella volta i padroni di casa finirono per riderci su e per offrire una dozzina di pinte di birra e gin al buon Lee nel pub antistante il Kingston Com!
Lee commenta così le ultime novità sul nostro forum: "Robinho al City? Ma è proprio quello vero? Inshallah City, allora, ma Shaun Goater resterà sempre nel mio cuore!". Come non essere d'accordo con lui?