venerdì 18 gennaio 2008

AVANTI IN FA CUP!


"Mercurial" è un aggettivo che gl'inglesi adoperano per indicare un genio. L'imprevedibilità con cui si muove fra centrocampo e attacco è una dote innata per Elano Blumer, anche quando non è al massimo della forma. La prima delle due sfide che ci oppongono questa settimana al COMS contro i coriacei hammers di Alan Curbishely è stata decisa da un suo preciso colpo di testa al 72°. Sulla sinistra l'inesauribile Petrov, autore di una prova maiuscola, mette, dopo una serie di numeri ad effetto che stordiscono il povero Neill, l'ennesimo invitante cross nell'area piccola. Rolando Bianchi svetta colpendo la sfera con la tempia destra. Palo clamoroso e palla che ballonzola invitante a due metri circa dalla linea bianca. L'area di rigore sotto al North Stand esonda di hammers come la vicina stazione di Piccadilly nell'orario di punta. Sembrano pronti a gettarsi sulla sfera quand'ecco che spunta la testolina del piccolo brasiliano ex Santos e Shaktar. Lemme lemme la sfera s'infila nel sacco e la nostra gente esulta: uno a zero e primo gol di testa in carriera per "Mercurial" Elano! Domenica si replica in Premier alle 17 ore italiane con diretta TV su Sky Calcio 5: un po' di bollicine, quelle del celebre inno in voga ad Upton Park nell'east londinese, sono evaporate. Ma non illudiamoci, amici! Ljundberg e soci lotteranno anche stavolta per cercare di raccogliere almeno un pareggio. Svennie, mi raccomando: noi Citizens vogliamo cantare al novantesimo "we're gonna bursting bubbles twice!" vale a dire: "vogliamo far scoppiare bollicine per la seconda volta!".

venerdì 11 gennaio 2008

THE GOAT: UN MITO CHE RESISTE


“Derby day the scores were level,
then the Goat was fed by neville,
silly boy should know for sure,
feed the Goat and he will score!!!”

“Il giorno del derby il risultato era in equilibrio,
quando il Goat fu preso in marcatura da Neville,
che sprovveduto! Doveva aspettarselo,
fai mangiare la Capra (= The Goat) e lui segnerà!!!!”


Sono a cena da amici Citizens nel capoluogo torinese e, all’improvviso, uno di loro mi mostra una maglia celebrativa dei Reddishblues con su scritto Feed The Goat. Suo figlio, un peperino biondo di 10 anni, salta su con una domanda: che vuol dire ‘sta scritta qui? Provo ad accontentarlo.
Stagione 2002/03. Il City, appena reduce da una doppia promozione dalla Second Division alla Premier League, era allenato da King Kev, alias Kevin Keegan. Non fu un’annata particolarmente esaltante: l’ex grande stella del Liverpool e della nazionale inglese, da manager, dimostrò di non saper certamente fare di conto investendo un mucchio di sterline su giocatori troppo in là con gli anni, demotivati, oppure scommettendo su autentiche meteore del pallone. Quell’anno, però, in attacco i nostri tifosi ebbero la fortuna di ammirare la coppia meglio assortita di coloured della nostra storia.
Nicholas Anelka, uno spocchioso parigino di Versailles, non fu certamente un idolo del North Stand. Il motivo? Malgrado i 45 gol segnati (alcuni meravigliosi) nelle sue 103 presenze con i nostri colori, furono troppe le prestazioni anonime se non addirittura indecenti, se rapportate al costo del suo cartellino. Ebbe però quella stagione una spalla che, partito come semplice riserva perché ritenuto da Keegan inadatto alla Premier League, finì per essere il trascinatore di quel City.
Leonardo Shaun Goater, a 33 anni, poteva dare l’impressione di un atleta che avesse ormai imboccato il viale del tramonto. Cresciuto in una poverissima comunità di pescatori dell’isola di Bermuda, colonia britannica, era emigrato nel 1988 a Manchester, ma nella parte sbagliata. Infatti i nostri vicini di periferia, alle prese con un noiosissimo tour promozionale da quelle parti, si erano trovati alle prese con un’amichevole contro una squadra locale saltata in extremis per motivi meteorologici. Si dice che un conto d’albergo ritenuto salatissimo fece saltare i nervi a quella gran pasta d’uomo che già allora doveva essere Sir Alec Ferguson. Conto non pagato e addebitato, udite udite, agli organizzatori del tour che, per non turbare i preziosi equilibri finanziari su cui ancora oggi si regge il discusso board dei rags, proposero di chiudere il contenzioso con una controfferta di pari valore. Il giovane e promettente Goater venne offerto gratis allo sdegnato scozzese che, passato il malumore, accettò. Appena giunto all’Old Trafford, il tempo per una sgambata di salute con gli schizzinosissimi scums, bastò una semplice telefonata ai sudditi, pardòn, agli amici del minuscolo club del Rotherham United e il fastidioso pacchetto proveniente dai Caraibi venne in tutta fretta sbolognato!
Uno dei motivi fu, incredibile a dirsi, il suo cognome: goater, in inglese, significa pastore di capre e vi lascio immaginare l’immenso imbarazzo con cui poteva essere ascoltato, da quei ricconi imborghesiti che frequentavano l’Old Trafford, uno speaker che pronunciasse quelle due sillabe, per di più nel cockney chiuso e quasi incomprensibile in voga dalle loro parti!
Pur non dotato da madre natura di un fisico perfetto, anche perché vissuto in condizioni terribili (talvolta saltava il pasto per due o tre giorni di fila da ragazzo!), il giovane Goater non battè ciglio al rifiuto di Sir Alex di tenerlo con sè e, piano piano, risalì la china dell’Olimpo calcistico inglese.
Si ritrovò, nove anni dopo, a giocare per noi grazie al fiuto di un nostro grande e indimenticabile manager, Joe Royle, che lo scovò nel Bristol City. Era il marzo del 1997. La folla del Maine Road, costretta dalla scarsità di mezzi finanziari a sobbarcarsi una serie infinita di retrocessioni e promozioni, dapprima fu scettica. Poi si appassionò di gara in gara per questo atleta dalla testa piccolissima ma dalle lunghe leve che, se messe in moto da qualche buon lancio dei vari Kinkladze e Ben Arbia, garantivano gol a raffica. “Feed the Goat!” fu il canto che accompagnò segnature a volte memorabili ed è anche il titolo della sua bella biografia, pubblicata da Sutton Publishing Ltd.
Indimenticabile fu il derby, l’ultimo disputato nel nostro glorioso impianto di Maine Road, vinto 3-1 con gol iniziale bello e rapinoso di Anelka e due portentose segnature di Goater.
The Goat, come si dice in gergo calcistico, diede la paga quel giorno e successivamente anche al ritorno all’Old Trafford (gol del pareggio al 91°, che goduria!) al pluriblasonato capitano dei rags Gary Neville.
Quest’ultimo visse un pomeriggio da incubo, durante la gara e dopo nello spogliatoio della squadra ospite dove testimoni oculari presenti quel giorno raccontano di urla raccapriccianti, nei suoi confronti, del baronetto collezionista di cavalli da corsa di Aberdeen.
Leonardo Shaun Goater è ancora oggi un idolo dei Citizens e segue da vicino iniziative umanitarie volte a migliorare la qualità di vita, tuttora non eccelsa, del popolo della sua stupenda isola nei Caraibi. La sua rivincita verso il cosiddetto grande club dei dintorni di Manchester, ormai, è storia!



giovedì 10 gennaio 2008

BUON COMPLEANNO, MARTIN!



Scattante, arrembante, potente, guizzante: non mancano gli aggettivi per rilevare come Martin Petrov sia diventato, partita dopo partita, il fulcro delle manovre offensive del nostro City. L’attaccante bulgaro, dopo campionati altalenanti prima in Germania al Wolfsburg e dopo in Spagna all’Atletico Madrid, sta finalmente trovando a Manchester la sua consacrazione calcistica. Nel 4-4-1-1 creato da Svennie, Martin è messo nelle condizioni di calciare in tutti i modi possibili ed immaginabili col piede sinistro. La sua corsa palla al piede è sempre piacevole a vedersi ma, quel che più conta, gli permette di essere un punto di riferimento costante. Sa correre per novanta minuti con e senza palla e, pur giocando quasi sempre sulla fascia sinistra, è un macinapalloni inesauribile. Fuori dal rettangolo di gioco, poi, dicono sia un mattacchione, uno facile alle battute ma altrettanto pronto a sgobbare sotto l’occhio vigile del duo Eriksson-Backe. Petrov è prezioso anche perché riesce a far spogliatoio mettendo la sua discreta esperienza a disposizione di quei compagni di squadra più giovani ed inesperti.
Dunne, il capitano, del nostro City è diventato il simbolo della concretezza e dello spirito di sacrificio. Elano, invece, ne è l’artista e, da buon brasiliano, tira fuori dal cilindro numerose giocate ad effetto. Ma è Martin Petrov il nostro vero uomo-squadra! Mix irresistibile di dinamismo e fosforo, chissà perché, le pochissime volte in cui non è in giornata, il City guarda caso perde. Più di cinquanta presenze nella sua nazionale, Martin compierà 29 anni il prossimo 15 gennaio. Spegnerà le candeline proprio alla vigilia del replay casalingo di FA Cup contro il West Ham: chissà se terrà in serbo, per l’occasione, uno dei suoi proverbiali shoots da fuori area?

giovedì 3 gennaio 2008

MAGPIES-CITY 0-2: SPLENDE LA STELLA DI HART!


Bert Trauttman, Frank Swift, Joe Corrigan: se dovessi scegliere a bruciapelo i tre migliori guardiani della porta del City di sempre, non ho dubbi a scegliere loro! Però, dopo la sua ennesima prova positiva di ieri sera a Newcastle, il 20enne talento di Shewsbury Joe Hart si candida con sempre maggior autorevolezza a una carriera di grande portiere analoga a quei magnifici tre.
Infatti, nella vittoria esterna sui deludentissimi Geordies dell'estremo Nord d'Inghilterra firmata dal ritrovato Elano Blumer e dalla new entry Gelson Fernandez, spicca per tempestività e icastica bellezza la portentosa uscita di piede, a pochi secondi dall'inizio della ripresa, su Michael Owen.
Francamente non so quanti colleghi, più esperti di lui, ce l'avrebbero fatta a disinnescare la bomba rasoterra maligna di destro indirizzata a botta sicura, solo soletto sul dischetto del rigore, dal prode attaccante di Chester. Ebbene, sarà l'incoscienza dei suoi verdi anni, sarà la freddezza nell'affrontare le partite del suo amato club - il nostro non dimentica mai d'indossare, sotto la sua divisa da portiere, una maglietta dei fedelissimi del North Stand - fatto sta che Hart è sembrato come Papa Leone solo davanti agli Unni di Attila! Il giovanissimo Joe, oltre a dare sicurezza ai compagni con le sue uscite tempestive, ha ormai vinto direi per KO tecnico la sua personale sfida con Isaksson e con Schmeichel per la maglia da titolare nel City, da oggi solo al quarto posto in classifica, di Sven Goran Eriksson. E lo ha fatto, a parer mio, soprattutto grazie a una dote, il rinvio lungo di piede su alleggerimento dei suoi colleghi della difesa, che pochissimi portieri al mondo posseggono.
In alto i cuori per te, piccolo grande Joe! Il nostro futuro, dopo le tue recenti prodezze, è sempre più roseo anzi ... sky blue per noi appassionati del Manchester City!

IL TIFO A MANCHESTER? LA PAROLA AD ALEX



Cari amici Citizens,

in primis gli auguri da parte mia per un florido 2008, ricco di successi e soddisfazioni, che magari possano ben sposarsi con i colori da noi amati...che fanno rima dolce con lo Sky Blue del nostro Manchester City ....

In attesa di godermi la sfida del St James's Park contro i Magpies, in programma questa sera, prendo spunto da un articolo pubblicato sul sito della Gazzetta nel primo pomeriggio di oggi, mercoledì 2 Gennaio. Tratta della vena polemica di Ferguson riguardo al tifo (si può chiamare così o cambiamo termine?) dei suoi supporters in occasione di uno striminzito successo casalingo (perdonatemi, ma proprio non rischio a citare nomi propri, eventi o quantaltro che riguardi la squadra di Trafford) adatto, a suo dire, ad una parata funebre piuttosto che ad una gioiosa festa pallonara.

Ebbene, caro Fergie, magari ti è rosicato un pò vedere lo spettacolo sugli spalti offerto dai nostri TIFOSI in occasione della sfida di domenica scorsa al COMS contro il Liverpool. Ti rode, ma forse non vuoi ammetterlo, anche se la tua confessione esplicita mette a nudo la freddezza di tutto coloro che credono di elevarsi a paladini del tifo solo perchè vestono colori blasonati o supportano un club con tanti trofei in bacheca.

Caro Sir Alex, purtroppo devi abituarti ai tuoi pseudo sostenitori! Tieniti successi, punti, ricchi ingaggi. Cùllati sogni di gloria in Europa. Al momento io, come tanti altri tifosi citizens, mi godo la squadra, sorretta e sospinta da un tifo incessante ed orgoglioso, in vista degli investimenti del nostro presidente sul mercato e di un futuro ricco di speranza e sogni da vivere sino in fondo: e scusate se è poco!

ALEX MARIANI - MILANO

domenica 30 dicembre 2007

CHE CARATTERE CONTRO I GRANDI REDS!

Bello e combattuto lo 0-0 di oggi al COMS gremito come non mai da ben 47.321 tifosi! Contro la squadra finalista nell'ultima edizione di Champions League, una delle favorite alla vittoria finale in Premier, Svennie si è armato di santa pazienza e ha impostato una gara di contenimento senza rinunciare a priori a qualche mefitica ripartenza in contropiede. Risultato? Steve Gerrard e compagni le hanno provate tutte per scardinare il fortino eretto davanti a Joe Lion-Hart ma sono tornati mestamente al di là del fiume Mersey con un solo, misero punticino. Certo, di conclusioni a rete ne hanno prodotte tante, gli uomini in red! Ma, tolte le due occasionissime a un quarto d'ora dal termine rispettivamente di Kuyt - colpo di testa respinto prodigiosamente dal nostro portierino e salvato un metro prima della linea bianca da Dunne - e di Benayun - tiro maligno sotto misura contrato in extremis dal nostro monumentale capitano - sono mancati i prodromi per rivendicare la legittimità di un successo in trasferta. El Nino Torres, presentato alla vigilia dell'incontro come un prodigio delle aree di rigore, è stato brutalmente ridimensionato a giovane comparsa dalla nostra solidissima coppia centrale Richards-Dunne. Mentre, per quanto riguarda la nostra prestazione complessiva, quante volte avremmo dovuto approfittare delle ampie praterie concesse dal possesso di palla lento e manovrato imposto ai suoi da Rafa Benitez? Insomma, pareggio giustissimo per noi che, all'ultima gara di questo incredibile 2007, conserviamo un meritatissimo quinto posto in classifica in attesa dei botti di mercato promessi da Mr. Thaksin a gennaio. Una citazione a parte merita il sostegno dei nostri meravigliosi tifosi presenti ieri in massa al COMS: i cori incessanti per tutti i novanta minuti a favore dei nostri splendidi ragazzi altro non erano che un ringraziamento collettivo per quanto di buono è stato fatto dalla società, dal tecnico, dai giocatori in questa travolgente prima metà di stagione. C'm on City forever, quindi, e auguri di uno stupendo anno nuovo a tutti noi!

lunedì 24 dicembre 2007

GLI AUGURI DI ALEX MARIANI


A Natale e a Capodanno, in Inghilterra, si gioca: e anche parecchio! I nostri amati Citizens hanno rimediato in rapida successione la bruciante eliminazione dalla Carling Cup nei quarti ad opera della proverbiale bestia nera, gli Spurs, e un sofferto pareggio in campionato al Villa Park dove è andato ancora una volta a segno il nostro "Scarve-Ace" Rolly Bianchi. Un po' di stanchezza si annida nelle gambe e nella testa dei pur ammirevoli protagonisti di un inizio di stagione decisamente positivo. Ma due altri impegni incombono, entrambi da disputare nella meravigliosa "astronave" del City Of Manchester: il 27 in notturna arrivano i Blackburn Rovers, in serie negativa da parecchi turni, poi tre giorni dopo il Sunday Game delle 17 (ora italiana) ci vedrà protagonisti contro l'ambizioso Liverpool di Rafa Benitez e del Nino Fernando Torres. Dita incrociate, amici, e che il Dio del football continui ad assisterci contro una delle squadre favorite del torneo!
E ora, per gli auguri consueti di fine anno, lascio la parola ad Alex Mariani. Citizen a prova di bomba anche per motivi squisitamente ... musicali, Alex è un 27enne giornalista sportivo di Milano che lavora per molte emittenti private della Lombardia. Ecco cosa ci scrive:
"Un pomeriggio di Dicembre a Manchester, il cielo grigio, la pioggia fine, il cuore caldo, caldissimo. Mi avvicino al City of Manchester Stadium, quello che considero la mia seconda casa, la casa di una passione nata qualche anno fa grazie agli Oasis e con il tempo è cresciuta, si è rafforzata. Alzo gli occhi al cielo, li chiudo per un attimo e mi sembra di vedere un cielo azzurissimo, di quelli che ti fanno spuntare un sorriso spesso e volentieri non solo a primavera inoltrata. Sky Blue, il colore della mia passione, che nasce dentro per il Manchester City. Rivoluzione d'estate, l'avvento di Eriksson in panchina, tecnico amato-odiato oltremanica, una campagna acquisti faraonica, un giocatore italiano che ha rafforzato, se così si può dire, il mio senso di appartenenza a questi colori. Seguo le geste di una squadra che rende orgogliosa la sua calda tifoseria, ogni sabato, grazie a Sky, ho avuto l'enorme piacere di conoscere un tifoso, Ian, che mi ha fatto capire sempre di più cosa significa essere un Citizens. Innamorato del City, orgoglioso di non fare il tifo per la solita "squadretta" che catalizza consensi, apprezzamenti e attenzioni solo per fama, blasone e presunto nome. Cullo il sogno, come tanti, di una storica qualificazione alla Champion's: il futuro, anche prossimo, è difficile da decifrare ma in queste festività natalizie godiamoci questa squadra con orgoglio, senza pensare troppo ad obiettivi e traguardi. Perchè tifare Manchester City, prima di tutto, è un orgoglio e una passione senza confini. Auguri di buone feste a tutti coloro che come me portano questi colori nel cuore. Alex

lunedì 17 dicembre 2007

CITY-BOLTON 4-2: PROVACI ANCORA, SVENNIE!


La calma è la virtù dei forti: ogni vittoria in rimonta si spiega con questa efficace massima e il nono successo consecutivo dei nostri amati Sky Blues al COMS non fa certo eccezione, anzi! Il derby delle Eastlands di sabato scorso ci vedeva opposti al nuovo arrembante Bolton di Gary Megson, manager capace di portare i suoi ad un successo insperato contro i rags un paio di settimane fa. Il gol iniziale di Rolando Bianchi, rapace nell’insaccare di piatto sinistro un pregevole assist di Michael Johnson, aveva illuso un po’ tutti sulla facilità della gara, e invece … Invece, appena ci siamo rilassati convinti di poter sfruttare le ripartenze palla a terra aspettandoli nella nostra area, i Trotters ci hanno rifilato un doppio uppercut con Diouf e Nolan. Uno a due all’intervallo e City sulle ginocchia, visto e considerato che pure il nostro grande ex Nicholas Anelka aveva colpito da posizione impossibile un palo clamoroso! Ma negli spogliatoi deve essere successo qualcosa di speciale. Sven Goran Eriksson, in arte Svennie, deve aver riflettuto attentamente su cosa non stava andando.
D’accordo che gli avversari fossero belli tosti, che le assenze di Elano e di Ireland fossero assai gravi e che il principe croato Vedran Corluka, per la prima volta in stagione, battesse in testa, strafatto dalla stanchezza fisica. Ma lì in mezzo al campo qualcosa andava corretto per appoggiare di più gli attacchi con e senza palla incessanti dei vari Bianchi, Vassell e Petrov. Ecco allora la mossa che ha ribaltato in pochi minuti l’esito dell’incontro: fuori l’evanescente Gelson Fernandes, dentro l’ennesimo talento in arrivo dall’Accademy del genio Jim Cassell: il nigeriano tuttofare Kevin Etuhu.
A due minuti dall’inizio della ripresa è arrivato il pareggio, su tiro di Didi Hamann dal limite deviato, frutto però di una stratosferica percussione del nuovo entrato sulla fascia destra. Poi il derby si è fatto ancora più emozionante, col risultato in bilico per la scelta dei due manager di affrontarsi fino al termine a viso aperto. Nuova grande occasione per Anelka sventata alla grandissima da un attento Isaksson e poi, al 77°, la rete decisiva - di tacco! - di un rigenerato Darius Vassell. Il Bolton si è messo ad attaccare disperatamente cozzando contro la linea Maginot creata ad arte da Svennie. A nostra disposizione si sono presentate ampie praterie ma già altre volte avevamo dilapidato occasioni da rete una via l’altra. All’extra time, stavolta, è emersa nitidamente una qualità che rende famoso l’ex allenatore della Lazio: l’abilità nell’insegnare in pochissimo tempo schemi di gioco raffinati ai suoi calciatori. Il nostro quarto gol, marcatore il “baby” Etuhu, è infatti giunto al termine di un’azione travolgente a uno, massimo due tocchi. Ora siamo tornati lassù, dove osano le aquile, al quarto posto: provaci ancora, Svennie!

martedì 11 dicembre 2007

SPURS-CITY 2-1: IL BICCHIERE E' MEZZO PIENO!


Bisogna sempre vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto! Questa è la prima considerazione che ho fatto all’indomani della sconfitta dei nostri Blues a White Hart Lane, il bellissimo tempio dei Tottenham Hotspurs. Sono passati poco più di sei mesi dalla stessa trasferta conclusa con l’identico risultato, eppure … Eppure sembra passato un secolo, considerando la differenza che è maturata in questo breve lasso di tempo fra il club londinese dell’East End e il nostro City!
Allora la sconfitta arrivò all’ultima gara di una stagione esaltante per loro, che conquistarono in pompa magna la qualificazione alla Coppa UEFA subito dietro all’agguerrito quartetto delle Top Four. Per noi, invece, quella partita significò la fine di un lungo, penoso calvario. Stuart Pearce, il nostro mitico Mr Psycho, aveva raschiato il fondo del barile per mettere insieme una rosa di giocatori appena sufficiente a conquistare la permanenza nella Premier League. Una delle linee d’attacco più deboli della nostra storia ci aveva fatto conquistare il poco invidiabile record del minor numero di reti segnate in casa. E, soprattutto, il debito societario si stava consolidando a livelli pericolosi: solo un miracolo poteva rilanciare le ambizioni del nostro board e, amici miei, il miracolo avvenne!
Il povero Pearce fu allontanato subito dopo quella gara e, un po’ per volta, nacque il nuovo Manchester City. Ambizioso, rinnovato, alla ricerca di un’affermazione definitiva fra le grandi d’Europa, il nostro club sta veleggiando, pur fra qualche inevitabile incidente di percorso, nei primi posti della classifica. Invece gli Spurs, club ricco anche perché legato alla lobby esclusiva dell’alta finanza ebraica, ha fatto un buco nell’acqua! Contro tutti i pronostici della vigilia di questa stagione, che li vedeva combattere spalla contro spalla per il titolo inglese, gli yelds londinesi hanno perso una gara dopo l’altra costringendo il board all’esonero del pur bravo manager olandese Martin Jol: la squadra è stata da poco affidata all’ex mago del Siviglia Juande Ramos, ma risalire in alto non sarà facile neanche per lui. La loro tifoseria, incredula, ha dovuto ingoiare bocconi amari in quantità industriale e, domenica scorsa, ha gioito come non mai per il tardivo gol della vittoria di Jermaine Defoe su un City discreto ma piuttosto danneggiato sia dalle assenze gravi di Didi Hamann (squalificato) e di Elano Blumer (infortunato ma pronto al rientro) sia da una evidente svista arbitrale sul primo gol avversario segnato con la mano e in fuorigioco da Pascal Chimbonda.
Or bene, a parte la grande gioia per il provvisorio pareggio di testa un Rolando Bianchi appena entrato dalla panchina, noi torniamo sconfitti ma saldamente al quarto posto di una classifica che, al vertice, annuncia scoppiettanti novità, come la contemporanea sconfitta di Arsenal e Liverpool. Non perdiamoci d’animo, amici Blues: abbiamo servito un buon brodino ad una ormai ex grande, ci attendono altre emozionanti battaglie per confermare che non siamo più il pallido, derelitto club di Pearce e McIntosh della scorsa stagione. Noi siamo lo squadrone di Shinawatra e di Eriksson, destinato a rinverdire i fasti del City di Malcolm Allison e di Joe Mercier: e un po’ per volta ce la faremo!

martedì 4 dicembre 2007

BLUE SENSE OF HUMOUR

Ah, che cosa meravigliosa appartenere alla tifoseria del Manchester City! Ne sono maggiormente convinto oggi dopo aver letto la bisettimanale newsletter MCIVTA, on line dal lontanissimo 1994 grazie allo splendido staff di accaniti tifosi, nonchè amici per la pelle, come Heidi Pickup, Don Barrie, Madeleine Hawkins e David Warburton. Spulciando fra le varie e puntuali mail dei nostri fans sparsi per il mondo, tutte o quasi sono dedicate al deludente pareggio strappato con qualche affanno contro i derelitti vicini di contea del Wigan FC (gol lampo di Geovanni, poi il nulla calcistico o quasi).
Tutte tranne una che rappresenta alla perfezione il modus vivendi di ogni Citizen dalla culla alla bara: l’orgogliosa contrapposizione verso quei tifosi rags, la stragrande maggioranza, incapaci di disquisire civilmente di calcio con chiunque non tifi per il loro club.
La storiella in questione, postata da un certo Peter Rockcity (!!!) Blue, è la seguente: un piccolo tifoso del City sta andando a scuola assieme a un suo compagno, un tipo decisamente soprappeso, accanito fan del Man U.
“Noi siamo i migliori!” proclama quest’ultimo con tipica espressione bovina e domanda:”Ma tu perchè tieni al City?”.
“Sai” replica tranquillo il primo “nella nostra famiglia mia madre, mio padre, mia sorella, i nostri quattro nonni sono tutti nati a Manchester e tengono al City dalla nascita: per questo ritengo naturale essere del City anch’io!”.
Un lampo di malignità perversa si fa luce nello sguardo del piccolo e grasso rag che replica sprezzante:”E allora cosa faresti se tuo padre fosse un filibustiere usuraio, tua madre una meretrice e i tuoi quattro nonni tutti ladri matricolati?”
“Beh in quel caso”
ribatte serafico il piccolo fan degli Skyblues “avrei scelto senz'altro di fare il tifo per il Man U !”.

lunedì 26 novembre 2007

I SEE THE BLUE MOON RISING!


I see the Blue Moon Rising,
I see Fun times on the way,
I see City going places,
I see good times on the way.
Let's go out tonight,
It's bound to be alright,
'Cos City's-- game is on the rise.
I see City Fans achanting,
I see the end is not in sight.
I see the beer is overflowing,
I hear the sound of pure delight.
Hope you've got your passport sorted,
hope you are quite prepared to fly.
Looks like we're in for Euro matches,
You know we are CITY till we die!

Io vedo sorgere la Luna Blu
Io vedo arrivare momenti di gioia,
Io vedo il City scalare posizioni in classifica,
Io vedo che i tempi buoni stanno arrivando.
Usciamo stanotte, è sicuro che va tutto bene,
perché sta per cominciare una partita del City.
Io vedo i fans del City inneggiare,
io vedo che la fine non è all’orizzonte.
Io vedo che la birra scorre a fiumi,
io ascolto il suono di pura delizia.
Spero che il tuo passaporto sia in regola,
spero che tu sia ben preparato per volare.
Sembra che siamo pronti per le partite in Europa,
lo sai che siamo del City fino alla morte!*
*Ringrazio di cuore l'amico Parky Addams da Leeds, Yorkshire, per questo splendido inno da lui appositamente composto subito dopo l'ottavo successo consecutivo casalingo del nostro incredibile City. Vittoria sofferta perchè arrivata solo al 94° grazie a un missile terra/aria del talento di Cork Stephen Ireland. Ma vittoria proprio per questo più bella visto che troppi nostri giocatori non si erano potuti allenare in settimana per gl'impegni con le rispettive nazionali in giro per il mondo. Siamo terzi a un solo punto dai cugini rags giustiziati sabato scorso a Bolton da un gol segnato dal nostro caro ex Nicholas Anelka: un segno anche questo che la Luna Blu sta risorgendo davvero nel cielo di Manchester, no?

martedì 13 novembre 2007

QUEL TACKLE DEL CAPITANO


Portsmouth-City, 20° del primo tempo. I Pompey, incitati dal tifo assordante del piccolo Fratton Park, costruiscono una nitida palla gol nel cuore della nostra area. Il giovane talento croato Nicola Kranijcar si è già voltato per esplodere quello che potrebbe essere il tiro vincente alle spalle di Joe Lion-Hart quand'ecco che, nello scintillio della sua feroce applicazione agonistica, il nostro capitano Richard Dunne compie uno dei più significativi gesti tecnici della stagione. Un tackle feroce ma correttissimo in ispirata nasconde letteralmente la sfera all'avversario che si ritrova, sorpreso come un pinguino all'equatore, a calciare l'aria umidiccia del Sud dell'Inghilterra. Lo spicchio di curva là dietro, quello che ospita i Citizens, si anima all'improvviso e parte un ooohhh di ammirazione incontenibile per il coraggioso stopper irlandese. Ma cosa c'è dietro questo suo ennesimo attestato di classe? Pochi ricordano che il capitano, uno dei tanti acquisti della gestione di King Kev, fece molta fatica ad inserirsi nel City d'inizio secolo. Fu così che quei suoi occhi dal colore limpido dell'whiskey intristirono giorno dopo giorno e Dunne divenne cliente fisso di alcuni pubs del centro di Manchester. I tifosi scuotevano la testa quando lo vedevano accomodarsi sempre più spesso in panchina nel vecchio Main Road: insomma, Dunne sarebbe stato una meteora nel firmamento del City se in lui non avesse creduto un altro grande difensore, nazionale inglese, subentrato a Keegan nell'ultimo periodo di vacche magre della storia del club. Stuart Pearce, a detta di molti fedelissimi del North Stand, credette ciecamente nell'uomo prima ancora che nel calciatore. A lui siamo debitori della sua resurrezione agonistica: oh capitano, mio capitano, avrai pensato subito dopo quel tackle a Fratton Park al tuo grintoso ex manager con riconoscenza, vero?

martedì 6 novembre 2007

CITY-SUNDERLAND 1-0, IL SOGNO CONTINUA!



Con uno shoot destro di terrificante potenza e precisione del 19enne Stephen Ireland su cross al bacio dall'out sinistro del redivivo Darius Vassell, un City cinico e spietato come non mai regola le bellicose truppe dei Black Cats di Sunderland. Con Elano e Petrov praticamente nulli e Johnson sostituito dopo un tempo per via di un ginocchio malandrino e da operare al più presto, il primo tempo è stato francamente orripilante. Ma nella ripresa gl'innesti operati da Svennie - Vassell per Johnson subito, Bianchi per Mpenza dopo dieci minuti - hanno dato una scossa salutare alla nostra manovra offensiva e il gol della vittoria, davvero stupendo, è arrivato al 66° minuto fragrante come un gianduiotto di Peyrano. L'uomo partita, anche stavolta, è stato però l'immenso centrocampista tedesco Dieter Hamann. Rivitalizzato, dopo un lungo periodo d'oblio, dal tecnico svedese, Didi ha un viso d'angioletto ma i garretti d'acciaio e usa spesso i tacchetti delle sue scarpette come certi cavalieri di ventura nel lontano Medio Evo usavano i loro speroni. Didi può essere chiacchierato fuori dal campo per certi suoi comportamenti un po' arroganti, ma sul terreno di gioco, con buona pace del querulo e fastidioso telecronista di SKY Massimo Marianella, non fa sconti a nessuno! I picchiatori, nel mondo del calcio, ci sono sempre stati e mai smetteranno di esistere: il calcio, caro Marianella, non è certo uno sport per educande e quello british più di tutti, quindi ... quite, please, o meglio: statti citto! Chissà cos'avrà pensato di certi interventi del centrocampista ex Liverpool il manager del Sunderland: si sarà sentito più giovane, vero, amici? Forse è per questo che si alzava di continuo durante la gara di ieri per lamentarsi col ref di turno? Macché! Roy Keane deve aver rivisto in Hamann se stesso quando, con la maglia dei nostri abominevoli vicini rags, recitava il ruolo di giustiziere delle palle sporche e, talvolta, di attentatore delle carriere altrui. Ecco perché, al fischio finale, abbiamo pensato con una certa gioia al nostro caro ex Alfie Halaand: una vittoria così non vale solo il consolidamento del terzo posto in Premier a soli due punti dalla vetta. Vale di più, molto ma molto di più, e i miei cari amici citizens dai capelli argentati sanno bene a cosa mi riferisco!

giovedì 1 novembre 2007

L’UOMO CHE FECE SEGNARE PELE’ IN UN FILM


E’ un sabato pomeriggio di Premier come tanti a Manchester. Alcuni tifosi degli Sky Blues mettono in scena l’orgoglio per le proprie radici all’uscita della tribuna centrale del City of Manchester Stadium.
La meravigliosa e immaginifica astronave, costruita in occasione dei Giochi del Commonwealth nel 2002, è da un paio d’anni ormai la nuova casa del City sostituendo, fra mille proteste dei fans più affezionati, il glorioso tempio calcistico del Main Road.
Escono a frotte, mischiati gli uni agli altri, giocatori, membri dei board e staff tecnici dei due club che si sono appena affrontati. Qualche ragazzino, accompagnato dai genitori, li ferma per una foto e un autografo e loro, con gran professionalità, si concedono con ampi sorrisi.
Accanto a me assistono indifferenti a questo assalto della folla uomini e donne dai 50 anni in su. Loro attendono, pazienti, che esca da un momento all’altro uno degli eroi del City vincente a cavallo fra gli Anni Sessanta e Settanta.
Quel City, frutto di limitate risorse economiche e del genio manageriale di Malcolm Allison e Joe Mercier, loro ce l’hanno ancora scritto in faccia! E’ il City che fece piangere una generazione di cugini rags condannandoli ad un’umiliante retrocessione in 1st Division con un 1-0 firmato di tacco a 5 minuti dalla fine da Dennis Law in un celebre e mai dimenticato derby all’Old Trafford. In mezzo alla piega ironica di bocche abituate a dialogare nelle lunghe sere trascorse al pub sotto casa, nei loro capelli argentati e ribelli, nello sguardo fiero sempre in bilico fra malinconia e speranza: questi tifosi esprimono alla perfezione l’appartenenza al loro club povero di trofei ma ricco di umanità come nessun altro, almeno a mio modesto parere!
“He’s coming!” grida al mio fianco uno di loro e mi indica un distinto signore di mezz’età, sorridente e impettito come solo un vero british delle Eastlands sa essere.
Mike Summerbee, detto “Buzzer” per via della sua grande foga agonistica, è stato ala destra e centravanti in quel mitico City. Ora accoglie felice l’abbraccio dei suoi vecchi e affezionatissimi fans proprio mentre passano lì vicino, totalmente ignorati, i giovani Michael Johnson e Nedum Onohua.
Due gemellini biondissimi, avranno sì e no sei o sette anni, lo acclamano avvolti nelle nuove tee shirts societarie. I loro genitori li guardano, un po’ in disparte, tenendosi teneramente per mano. Mike è sinceramente sorpreso dall’entusiasmo sincero dei due simpatici bocia.
Domanda perché: e loro, belli come il sole di questa inattesa Mancunian Summer di metà ottobre, gli mostrano una foto di Pelè alias Fernandez mentre compie la celebre rovesciata tratta dal film “Fuga per la vittoria”.
Mike allora sghignazza e firma con questa dedica speciale: “Dall’autore per caso del cross più importante fatto al più grande campione di sempre”.
Mexico 1970, quarto di finale Brasile-Inghilterra: lì si affrontarono per la prima e unica volta in una gara ufficiale Summerbee e Pelè in una sfida epica che ebbe, fra i suoi spettatori, il futuro regista di quel film John Houston.
Fra strette di mano, auguri sinceri, altri autografi e foto Mike s’allontana verso l’auto del figlio non prima di aver abbracciato e baciato i due gemellini biondi: lasciando a me, tifoso italiano così poco abituato a questo clima di festa dopo una partita di calcio inglese, l’immagine di un grande uomo di sport.

domenica 28 ottobre 2007

GAME, SET & MATCH. OVVERO ...


La vicinanza di Stamford Bridge col più famoso impianto tennistico del mondo, vale a dire Wimbledon o, molto più probabilmente, la pretesa di giocare a viso aperto contro uno squadrone come il Chelsea di Drogba e Lampard è alla base della bruciante sconfitta di ieri.
Eriksson, con gran signorilità, si è pubblicamente scusato a fine gara per la prestazione infelice di tutti i suoi giocatori con i fans del City. Non credo ce ne fosse bisogno! Nessuno di noi si era illuso che i suoi pur validi acquisti potessero integrarsi alla perfezione in pochi mesi in una rosa composta per lo più da giovanissimi molto promettenti ma ancora alle prime armi: Roma non fu fondata in un sol giorno e, pertanto, a nessun Citizen è mai venuto in mente che il manager svedese potesse compiere il miracolo d'inserire subito in pianta stabile la nostra società nelle Top Four della Premier.
Ora non ci resta che reagire: prossimi appuntamenti il 31 per il prossimo turno di Carling Cup in trasferta contro i vicini di tangenziale, i Bolton Wanderers e, soprattutto, lunedì 5 novembre contro il neopromoso Sunderland guidato dal nostro vecchio nemico rag Roy Keane. Sono sicuro che i ragazzi in maglia sky blue faranno di tutto per rovinare la serata al reo confesso di una delle più brutte entrate della storia del calcio britannico sul nostro povero Alfie Haaland. Forza ragazzi, il buon Alfie va vendicato con una sonante vittoria sul campo, dobbiamo far chinare il capo al mascelluto manager irlandese che non si è mai pentito per quell'ignobile intervento a tradimento!

lunedì 22 ottobre 2007

CHE FAVOLA ALLO STADIO!


City of Manchester Stadium, sabato 20 ottobre: il gran giorno è arrivato! Il sogno coltivato meticolosamente dall’uscita del calendario della Premier 2007/08, quella che sancirà la rinascita del nostro amato City, si è alla fine concretizzato: sto guardando dal vivo una partita dei miei beniamini! Quando, come accade sempre in Inghilterra, all’inizio del secondo tempo lo speaker dello stadio ha annunciato il numero esatto degli spettatori presenti, cioè 45.655, io ho visto la Luce! Sul risultato provvisorio di uno a zero (gol manco a dirlo del solito, favoloso Elano alla mezz’ora del primo tempo) sono comparsi uno dopo l’altro, un po’ alla rinfusa, Bert Trauttman, Peter Docherty, Colin Bell, Francis Lee, Mike Summerbee, Dennis Law, Asa Hartford, Uwe Roesler, George Kinkladze, Ali Benarbia, Stuart Pearce e Shaun Goater.
Gli eroi del passato si erano trasferiti dal vicino Museo societario al prato luminoso del COMS per incitare Richard Dunne e compagni a non mollare, a lottare duramente pallone su pallone per riscattare decenni di fugaci illusioni e cocenti delusioni.
A fare da collante fra Passato e Presente c’erano i volti, segnati dagli anni ma ugualmente giovanissimi nella loro passione genuina per le vicende del loro club, di tanti anziani tifosi assiepati sulle tribune. La visione che io, occasionale tifoso italiano, provavo in quel momento loro chissà quante altre volte l’avevano provata! Soprattutto nel vecchio impianto del Main Road, costruito nel lontano 1923 e abbattuto per far posto a un quartiere residenziale di villette a schiera l’una uguale all’altra, i loro cuori e le loro voci avevano sostenuto sempre, nella buona e nella cattiva sorte, i ragazzi con la divisa blu cielo.
Una scossa elettrica è vibrata nell’aria e da laggiù, dalle viscere di quel mitico impianto, è partito un coro, anzi quel coro che contraddistingue i tifosi del City: Blue Moon è stata intonata prima da centinaia, poi da migliaia, infine dalla quasi totalità degli spettatori presenti!
In quel momento esatto i nostri battaglieri avversari del Birmingham City di Elephant Man, come viene soprannominato il burbero e rancoroso – non per niente ex rag! – coach Steve Bruce si stavano costruendo la più bella occasione dell’intero incontro.
Il colpo di testa che sembra una fucilata dovrebbe infilarsi lì, sotto l’incrocio dei pali alla destra di Joe Hurt The Brave Boy, dovrebbe se non che …
La palla viene respinta in un nanosecondo da un suo miracoloso salvataggio di spalla in corner e il miracolo è compiuto: finirà 1-0 per noi anche stavolta!
Da dietro la porta del City uno dei tifosi anziani vicino a me ha visto nitidamente un radioso Bert Trauttman strizzare l’occhio sistemandosi il mitico berretto: me lo ha raccontato con aria serissima di fronte a un buon boccale di Guinness in uno dei pub all’interno dello stadio. Arrivederci, vecchio amico del City, ci rivedremo la prossima primavera! Ah, che meraviglia vivere il tifo calcistico in questo modo!

mercoledì 17 ottobre 2007

L'ENIGMA BIANCHI


Gioca pochissimo, non gioca del tutto, perché non gioca, vuoi vedere che a gennaio lo cedono? Le voci incontrollate sul destino di Rolando Bianchi, rapace attaccante acquistato per ben 9 milioni di sterline, s'infittiscono di giorno in giorno. E' stato uno dei colpi a sensazione dello scorso calcio-mercato, fortemente voluto da Eriksson per rafforzare l'attacco più anemico dell'intera Premier eppure ... Eppure il bergamasco rampante, al di là delle frasi di circostanza, è un vero enigma! Nel modulo ad un'unica punta che sta ottenendo risultati molto positivi Rolando ha esordito con un gol ed una prestazione sfavillante all'esordio in Premier contro il West Ham. Poi una prestazione insufficente contro i neopromossi del Derby County convince il tecnico svedese a metterlo da parte. Arriva il derby, si fa male il povero Valeri Bojinov e dalla naftalina viene estratto il belga di origine congolese Emile Mpenza, meno talentuoso, ma più massiccio e forse più disponibile al sacrificio tattico richiesto. Rolando da lì in poi può solo sfogarsi in Carling Cup ma vedrà il campo solo in qualche gara di Premier come sostituto del collega nei minuti finali. Problemi d'ambientamento indubbiamente ce ne saranno stati, visto che non è facile per noi italiani imparare l'inglese vorticoso e molto sui generis del Lancashire! Ma credo che a suggerire a Eriksson l'accantonamento momentaneo del nostro connazionale sia il ben noto teorema "squadra che vince non si tocca!". Pertanto non gli resta che farsi trovare pronto quando ci sarà di nuovo bisogno di lui: forza Bianchi, noi Citizens italiani aspettiamo anche i tuoi gol!

lunedì 15 ottobre 2007

TIFOSI, CHE SIMPATICONI!



Qui sopra un classico esempio di humour inglese applicato alle vicende calcistiche del nostro City. Per chi non l'avesse capito Mr. Anthony Tomo, creatore di questa spassosa vignetta, allude alla ben nota passione di Sven Goran Eriksson per il gentil sesso! Grande Anthony, sei un vero genio!

martedì 9 ottobre 2007

MR THAKSIN? PECUNIA NON OLET!


All'indomani dell'ennesimo successo interno di questo sfolgorante inizio di stagione (un convincente 3-1 sui derelitti nordici del Boro con doppietta del solito magico Elano Blumer) giova spendere due parole sul tycoon thailandese nuovo proprietario del City da giugno di quest'anno: Mr. Thaksin Shinawatra. Il nostro club, prima del suo salvifico intervento, navigava davvero in bruttissime acque con perdite consolidate di ben 68 milioni di sterline. Ma aveva ed ha dalla sua un grosso seguito di tifosi sia nel Regno Unito che nel resto del mondo: secondo Forbes, rivista economica specializzata, il Manchester City vantava comunque, oltre al debito accumulato, un fatturato che lo poneva, a dicembre 2006, al 17° posto nel mondo fra i club più seguiti.
Ecco perchè il ricco finanziere asiatico (una fortuna ricavata nei settori della telefonia mobile, delle televisioni e delle proprietà immobiliari e venduta a uomini d'affari di Singapore per la bella cifra di 920 milioni di sterline nel 2004), una volta costretto all'esilio dal regime militare attualmente al potere nel suo paese, si è stabilito in Inghilterra e, dopo alcuni tentativi andati a vuoto con i board dei nostri scomodi vicini di Salford e del Liverpool, ha deciso di acquistare il nostro amato City. Tre mesi di trattative serrate, conditi di chiacchiere sul suo passato di primo ministro coinvolto nella repressione feroce dei narcotrafficanti e sul presunto blocco dei suoi beni in Thailandia, sono bastati per compiere il matrimonio finanziario del secolo.
Ora il nostro Manchester City, dopo decenni di anonimato, ambisce ad entrare nella ristretta cerchia dei club più ricchi e più vincenti del pianeta. Ereditando il settore giovanile che, assieme a quello dell'Arsenal, ha ottenuto e ottiene i migliori risultati d'Inghilterra, Mr Thaksin ha prima azzerato i debiti pregressi. Poi ha concentrato le sue attenzioni sul manager da ingaggiare. Non ha badato a spese per assicurarsi, fino al 2010, il migliore sulla piazza: quello Sven Goran Eriksson che noi italiani ben conosciamo per i successi ottenuti alla Lazio alla fine degli Anni Novanta. L'abile svedese, profondo conoscitore del calcio mondiale, ha sguinzagliato il suo staff personale sui campi di mezzo mondo e, in una ventina di giorni appena, ha utilizzato alla grande i 25 milioni generosamente messi a sua disposizione dal nostro Paperon de' Paperoni.
C'è chi storce il naso di fronte al suo passato? Prego, si accomodi pure! Se sono entrati prima di lui nella ricca industria dello sport professionistico tali Roman Abramovich, Malcolm Glazer, Jesus Gil e, non ultimi, i nostri Sergio Cragnotti, Callisto Tanzi, Silvio Berlusconi, Massimo Moratti, cioé personaggi pubblici sospettati per l'origine delle loro ricchezze, perché non dovrebbe entrarci anche lui, il "povero" (nel senso di denigrato, of course!) Mr Thaksin, nel gotha dei grandi presidenti del calcio moderno?

lunedì 1 ottobre 2007

ELECTRIC ELANO!


La più bella prestazione del Manchester City da quarant'anni in qua: a parere dei tifosi Blues delle Eastlands, la gara interna contro i Magpies ha entusiasmato, divertito, inorgoglito chi purtroppo era abituato ai risultati mediocri delle precedenti annate. Primo tempo arrembante da entrambe le parti con acuto a metà tempo di un rapinoso Obafemi Martins che illude il Newcastle. I nostri ragazzi non si arrendono e, approfittando della difesa avversaria schierata troppo alta da Big Sam Allardyce, la tagliano a fette nell'azione meravigliosa del pareggio di Martin Petrov. Tocco sublime di Elano per Ireland che fugge sulla destra per crossare sul palo lontano dove il n. 15 bulgaro, chirurgico nella sua precisione, segna con un potente rasoterra. 1-1 all'intervallo e, alla ripresa delle ostilità, altra ripartenza travolgente di Petrov stavolta a sinistra con cross a mezza altezza incornato in contro tempo sull'uscita di Given da Emile Mpenza: raddoppio! Poi grande sacrificio di tutti, sotto l'egida a centrocampo di un a volte spietato Dieter Hamann, per reggere l'assalto dei Magpies mai domi. Ci capitano molte occasioni per mettere al sicuro il risultato - un paio di un ciclonico Micah Richards - e poi, all'86° minuto ... Nella splendida foto qui sopra del grande Richard Tucker, fotografo da sempre delle gesta del City, il pallone del terzo gol scagliato con maestria davvero brasiliana da Elano Blumer direttamente su punizione dai 25 metri s'insacca proprio sotto la traversa di un pur reattivo portiere irlandese Shaun Given. E' l'apoteosi per il fantasista ex Shaktar Donetz pagato 12 milioni di euro da Eriksson per dare lustro alle nostre attuali ambizioni. A due dalla fine il tecnico svedese lo toglie per concedergli la meritatissima standing ovation del COMS. Electric Elano: questo il suo soprannome e, giustamente, ci lustriamo tutti gli occhi dalla sorpresa di avere in squadra uno come lui. E' un fantasista atipico, un nove e mezzo che ricorda vagamente i nostri grandi italiani Mancini e Baggio, capace di dare veramente la scossa in ogni momento della partita. Siamo terzi ma, quel che più conta, abbiamo mandato un messaggio chiaro e forte a tutti: siamo forti, sempre più forti, e ci stiamo divertendo un casino, noi tifosi, i giocatori in campo, Mr. Thaksin ed il board da lui voluto in tribuna.