martedì 9 ottobre 2007

MR THAKSIN? PECUNIA NON OLET!


All'indomani dell'ennesimo successo interno di questo sfolgorante inizio di stagione (un convincente 3-1 sui derelitti nordici del Boro con doppietta del solito magico Elano Blumer) giova spendere due parole sul tycoon thailandese nuovo proprietario del City da giugno di quest'anno: Mr. Thaksin Shinawatra. Il nostro club, prima del suo salvifico intervento, navigava davvero in bruttissime acque con perdite consolidate di ben 68 milioni di sterline. Ma aveva ed ha dalla sua un grosso seguito di tifosi sia nel Regno Unito che nel resto del mondo: secondo Forbes, rivista economica specializzata, il Manchester City vantava comunque, oltre al debito accumulato, un fatturato che lo poneva, a dicembre 2006, al 17° posto nel mondo fra i club più seguiti.
Ecco perchè il ricco finanziere asiatico (una fortuna ricavata nei settori della telefonia mobile, delle televisioni e delle proprietà immobiliari e venduta a uomini d'affari di Singapore per la bella cifra di 920 milioni di sterline nel 2004), una volta costretto all'esilio dal regime militare attualmente al potere nel suo paese, si è stabilito in Inghilterra e, dopo alcuni tentativi andati a vuoto con i board dei nostri scomodi vicini di Salford e del Liverpool, ha deciso di acquistare il nostro amato City. Tre mesi di trattative serrate, conditi di chiacchiere sul suo passato di primo ministro coinvolto nella repressione feroce dei narcotrafficanti e sul presunto blocco dei suoi beni in Thailandia, sono bastati per compiere il matrimonio finanziario del secolo.
Ora il nostro Manchester City, dopo decenni di anonimato, ambisce ad entrare nella ristretta cerchia dei club più ricchi e più vincenti del pianeta. Ereditando il settore giovanile che, assieme a quello dell'Arsenal, ha ottenuto e ottiene i migliori risultati d'Inghilterra, Mr Thaksin ha prima azzerato i debiti pregressi. Poi ha concentrato le sue attenzioni sul manager da ingaggiare. Non ha badato a spese per assicurarsi, fino al 2010, il migliore sulla piazza: quello Sven Goran Eriksson che noi italiani ben conosciamo per i successi ottenuti alla Lazio alla fine degli Anni Novanta. L'abile svedese, profondo conoscitore del calcio mondiale, ha sguinzagliato il suo staff personale sui campi di mezzo mondo e, in una ventina di giorni appena, ha utilizzato alla grande i 25 milioni generosamente messi a sua disposizione dal nostro Paperon de' Paperoni.
C'è chi storce il naso di fronte al suo passato? Prego, si accomodi pure! Se sono entrati prima di lui nella ricca industria dello sport professionistico tali Roman Abramovich, Malcolm Glazer, Jesus Gil e, non ultimi, i nostri Sergio Cragnotti, Callisto Tanzi, Silvio Berlusconi, Massimo Moratti, cioé personaggi pubblici sospettati per l'origine delle loro ricchezze, perché non dovrebbe entrarci anche lui, il "povero" (nel senso di denigrato, of course!) Mr Thaksin, nel gotha dei grandi presidenti del calcio moderno?

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